A metà novembre succede sempre la stessa scena: prendi lo stipendio netto di un mese, lo consideri già tuo e ci appoggi sopra il regalo per i genitori, la rata dell'assicurazione dell'auto e il viaggio di Capodanno. A dicembre il bonifico arriva e la cifra è più bassa di quella che avevi in testa. Quasi mai è un errore dell'ufficio del personale: dipende da come viene tassata la tredicesima, ed è meglio capirlo adesso, a ottobre, quando i piani si possono ancora correggere.
Quando arriva davvero: la data non la fissa la legge
La legge non indica un giorno preciso per la tredicesima, che viene stabilito dal contratto collettivo applicato al tuo rapporto di lavoro. Il CCNL del Commercio, per esempio, la colloca alla vigilia di Natale, cioè entro il 24 dicembre (art. 220), mentre in molti altri settori la prassi è metà dicembre. Se la tua azienda ha un accordo interno, la data può essere ancora diversa, e un'azienda con paghe chiuse il 20 del mese può accreditare tutto insieme alla busta di dicembre. Nel 2026 il 24 dicembre cade di giovedì, quindi chi segue il termine della vigilia vedrà l'accredito negli ultimi giorni lavorativi prima delle feste.
I siti che promettono «il 20 dicembre per tutti» generalizzano: per la data esatta guarda il tuo CCNL oppure chiedi all'ufficio del personale. Se ti serve il bonifico per una scadenza precisa, per esempio una rata del 23 dicembre, non farci affidamento senza avere la conferma scritta.
Come si calcola: un dodicesimo per ogni mese
La tredicesima matura mese per mese, perché ogni mese di lavoro dà diritto a un dodicesimo della retribuzione mensile. Chi ha lavorato da gennaio a dicembre riceve una mensilità intera, chi è stato assunto il primo aprile ne riceve nove dodicesimi. L'INPS fa questo esempio per il lavoro domestico: con 600 euro di retribuzione mensile e nove mesi di servizio, la tredicesima è di 450 euro (600 × 9 ÷ 12). Negli altri settori lo schema dei dodicesimi è identico, ma cambia la base di partenza, che i consulenti del lavoro indicano nella retribuzione mensile globale di fatto, mentre il CCNL decide quali voci ci entrano e come pesano malattia, maternità o cassa integrazione. Per questo due colleghi con lo stesso stipendio apparente possono ricevere importi diversi, se uno ha avuto lunghe assenze e l'altro no. In diversi contratti, inoltre, una frazione di mese pari o superiore a 15 giorni conta come mese intero, e questo cambia il numero dei dodicesimi per chi è stato assunto a metà mese.
Se nel 2026 hai cambiato lavoro, la quota maturata fino all'uscita non si perde: il vecchio datore l'ha liquidata come rateo nella busta finale, e quello nuovo ti paga i dodicesimi dei mesi trascorsi da lui.
Part-time, assunzione a settembre, lunghe assenze: quando la cifra cambia
Prendiamo una retribuzione mensile lorda di 1.800 euro. Chi è stato assunto a tempo pieno il primo settembre ha maturato quattro dodicesimi, cioè settembre, ottobre, novembre e dicembre, e la sua tredicesima lorda è di 600 euro (1.800 × 4 ÷ 12). Chi lavora a metà tempo parte da una retribuzione mensile che è la metà, quindi anche la tredicesima si dimezza a parità di mesi, e non c'è nessuna formula che la riporti a quella di un collega a tempo pieno. Per le assenze il discorso è più sfumato: la malattia, la maternità obbligatoria e la cassa integrazione incidono in modo diverso a seconda del contratto, e la risposta sta sempre nell'articolo del CCNL dedicato alla mensilità aggiuntiva.
Un altro caso frequente è l'aumento ottenuto nel corso dell'anno, per esempio con il rinnovo del contratto o con un passaggio di livello. Se la base di calcolo è la retribuzione in vigore a dicembre, l'importo risente del nuovo livello su tutti i dodicesimi; se il contratto prevede una media dell'anno, l'aumento pesa solo per i mesi in cui c'è stato. Prima di dare per scontata la cifra, controlla quale delle due regole vale per te: è una domanda da fare per iscritto all'ufficio del personale, senza imbarazzo.
Perché il netto è più basso di uno stipendio normale
Sullo stipendio ordinario il datore di lavoro applica le aliquote IRPEF e poi sottrae le detrazioni per lavoro dipendente e per i familiari a carico. Sulla tredicesima, invece, la ritenuta si calcola con le sole aliquote, riportando gli scaglioni annui a livello mensile e lasciando fuori le detrazioni. La guida del CAF che abbiamo consultato lo riconduce all'articolo 33 del Testo unico versamenti e riscossione, in vigore dal 2026. Il risultato è una trattenuta proporzionalmente più pesante di quella che vedi ogni mese, e quella che sembra una «tassa extra» è in realtà un anticipo calcolato senza sconti.
Gli scaglioni 2026 sono tre: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.001 a 50.000 euro e 43% oltre. Il secondo scaglione era al 35% fino al 2025, e l'Agenzia delle Entrate segnala che la legge di bilancio 2026 lo ha ridotto al 33%. Riportati al mese, i 28.000 euro del primo scaglione diventano 2.333,33 euro: finché la tua tredicesima, al netto dei contributi, resta sotto quella soglia, la ritenuta è un 23% secco.
Un esempio con i numeri del 2026
Facciamo un caso semplice: una tredicesima lorda di 1.800 euro, per un dipendente privato con la quota INPS a carico del lavoratore al 9,19%, che è il valore più comune ma va verificato sul tuo cedolino. Il conto è nostro, fatto con le regole descritte sopra, e non include le addizionali regionali e comunali, che dipendono dal comune di residenza.
| Voce | Importo |
|---|---|
| Tredicesima lorda | 1.800,00 € |
| Contributi INPS a carico del lavoratore (9,19%) | − 165,42 € |
| Imponibile fiscale | 1.634,58 € |
| IRPEF trattenuta (23%, senza detrazioni) | − 375,95 € |
| Netto stimato, prima delle addizionali | 1.258,63 € |
Il netto è circa il 70% del lordo. Se invece la tua tredicesima, tolti i contributi, supera i 2.333,33 euro, la parte eccedente paga il 33%, e la percentuale che arriva in banca scende ancora. Prima di pianificare una spesa grossa, la regola prudente è contare sul 70% del lordo, non sul 100%.
La ritenuta non è l'imposta finale
Ma allora l'azienda ti ha tolto troppo? In parte sì, nel senso che la trattenuta di dicembre non tiene conto di sconti ai quali hai diritto. Con il conguaglio, che la legge colloca entro febbraio dell'anno successivo, il datore di lavoro ricalcola l'imposta sull'intero anno, detrazioni comprese, e la differenza ti torna in busta paga. Non guadagni niente di extra, ma quello che hai anticipato non va perso. Il conguaglio può anche essere a debito, per esempio se nell'anno hai avuto altri redditi o un secondo datore di lavoro, quindi non trattare il rimborso di gennaio come una certezza. Il modo più semplice per saperlo è confrontare, a fine anno, l'imposta trattenuta nell'intero 2026 con quella che risulta dal tuo prospetto di conguaglio.
C'è poi un appuntamento che passa inosservato: il secondo acconto IRPEF scade il 30 novembre, pochi giorni prima della tredicesima. Se tra gli adempimenti del 2026 ce l'hai anche tu, mettilo in conto prima di dicembre e non sperare che la tredicesima copra un buco aperto a novembre.
La quattordicesima non spetta a tutti
Un dettaglio che si dimentica: la tredicesima è dovuta a tutti i lavoratori dipendenti, mentre la quattordicesima compare solo in alcuni contratti collettivi, per esempio in settori come il commercio o il turismo, di norma in estate. Se in busta paga vedi una sola mensilità aggiuntiva, non stai perdendo niente, e non c'è bisogno di scrivere al consulente per chiedere dov'è la quattordicesima. Se invece il tuo CCNL la prevede e a luglio non l'hai vista, quella sì è una domanda da fare subito.
Bonus di Natale 2026: cosa risulta oggi
L'indennità fino a 100 euro pagata insieme alla tredicesima era prevista per il 2024 e spettava, su domanda al datore di lavoro, ai dipendenti con reddito fino a 28.000 euro e un figlio a carico. Secondo la guida del CAF aggiornata al 6 ottobre 2026, per quest'anno non risulta una norma analoga. Come ogni anno, la legge di bilancio viene discussa in Parlamento tra autunno e dicembre: finché una misura non è scritta nel testo approvato, tratta tutto quello che senti ripetere come una voce, non come una cifra da mettere nel budget.
Tre mosse da fare prima di dicembre
- Trova nel tuo CCNL la data di pagamento e segnala sul calendario il giorno dell'accredito, non quello dell'annuncio.
- Stima il netto al 70% del lordo, oppure fai il calcolo con la tabella qui sopra e le tue percentuali.
- Apri il cedolino di dicembre appena arriva e controlla tre numeri: la voce 13ª mensilità, l'imponibile fiscale e la ritenuta IRPEF, perché sono quelli che spiegano la differenza.
Meglio evitare i finanziamenti a tasso zero per i regali di Natale firmati contando sulla tredicesima: se l'accredito slitta di qualche giorno, la prima rata parte comunque. Conviene invece tenere da parte la quota che sai già di dover versare a fine anno, prima di decidere quanto resta da spendere.
Segna oggi due date, quella prevista dal tuo contratto e quella in cui apri il cedolino: il resto è aritmetica.