Malattia a ottobre: la novità INPS sul certificato e cosa devi fare se ti ammali

Con la circolare n. 92 del 4 settembre 2026 l'INPS ha esteso il riconoscimento del giorno precedente alla visita anche agli ambulatori. Ecco come funzionano certificato, carenza, fasce di reperibilità e comporto, nell'autunno dei primi raffreddori.

Malattia a ottobre: la novità INPS sul certificato e cosa devi fare se ti ammali

Lunedì mattina ti svegli con trentotto e mezzo di febbre e chiami il tuo medico di base: il primo posto in ambulatorio è martedì alle dieci. Il lunedì lo passi a letto, ma fino a poche settimane fa, se il medico ti visitava in studio, quel giorno restava fuori dalla tutela dell'INPS, perché la malattia partiva dalla data in cui era stato redatto il certificato. Ottobre è il mese dei primi raffreddori e delle prime influenze. Il 4 settembre 2026 l'INPS ha cambiato proprio questa regola con la circolare n. 92, e conviene conoscerla insieme a ciò che le ruota intorno: l'avviso all'azienda, le fasce di reperibilità, l'importo dell'indennità e il periodo di comporto.

Che cosa ha cambiato la circolare INPS n. 92 del 4 settembre 2026

Da settembre il medico può far partire la tua malattia dal giorno prima della visita anche se ti riceve in ambulatorio.

La regola generale non si è mossa: ai fini dell'indennità la malattia decorre dalla data in cui il medico redige il certificato. Cambia l'eccezione. Prima il giorno precedente era riconosciuto solo se la visita avveniva a domicilio e nel certificato compariva il campo «Dichiara di essere ammalato dal…»; dopo la circolare vale anche per la visita in ambulatorio, alle stesse condizioni. Le condizioni sono due: l'anticipo può essere di un solo giorno, e quel giorno non può essere un sabato, una domenica o un festivo infrasettimanale, perché per quelle date esiste la continuità assistenziale, cioè la guardia medica. La stessa logica si applica ai certificati di continuazione e di ricaduta. L'obiettivo dichiarato dall'INPS è evitare che il luogo della visita crei una tutela diversa tra persone malate allo stesso modo, in un sistema dove i medici di famiglia sono sempre meno e gli accessi si fissano su appuntamento.

Tre casi, tutti con visita in ambulatorio, rendono l'idea:

  • vai dal medico di mercoledì e dichiari di essere malato da martedì: la malattia parte da martedì;
  • vai di mercoledì e dichiari di essere malato da lunedì: parte da mercoledì, perché l'anticipo massimo è di un giorno;
  • vai di lunedì dopo una domenica a letto con la febbre: parte da lunedì, perché la domenica è esclusa e per quel giorno avresti dovuto chiamare la guardia medica.

Non è una retrodatazione libera. Secondo la CGIL il giorno deve risultare dal certificato e presuppone la valutazione clinica del medico, quindi non basta dirlo a voce. Un commento pubblicato su EC News, il portale di Euroconference, aggiunge che la data anticipata vincola l'INPS nel pagamento ma non basta, da sola, a giustificare quel giorno davanti al datore di lavoro: i tempi e i modi dell'avviso previsti dal CCNL restano quelli di prima. Sul fronte dei certificati a distanza, infine, la televisita era stata approvata dal Parlamento ma, secondo Brocardi.it del 19 settembre, mancavano ancora l'intesa tra Stato e Regioni e i decreti attuativi del Ministero della Salute.

Le prime ventiquattro ore: chi avvisare e cosa controllare

Il certificato lo invia il medico, non tu. Lo trasmette per via telematica all'INPS e, con il certificato telematico, sei esonerato dall'obbligo di mandare l'attestato all'azienda, che può consultarlo attraverso i servizi INPS. Molti CCNL ti chiedono però di comunicare almeno il numero di protocollo, e i contratti stabiliscono tempi e modalità con cui avvisare dell'assenza. Quando il certificato è pronto, controlla ciò che il medico ha inserito, perché gli errori si pagano con le sanzioni:

  • i dati anagrafici e l'indirizzo di reperibilità, cioè il posto dove il medico fiscale ti cercherà;
  • la data di inizio della malattia, da cui dipendono carenza, durata dell'evento e limite massimo indennizzabile;
  • il numero di protocollo.

Se il medico non può trasmettere il certificato in modo telematico, caso eccezionale, ti dà la versione su carta e hai due giorni per portarla o spedirla sia all'INPS sia al datore di lavoro; per ogni giorno di ritardo ingiustificato, secondo l'INPS, perdi il diritto all'indennità. Meglio avvisare il tuo responsabile anche con un messaggio scritto e datato, oltre alla telefonata che il contratto richiede: «Sono a casa con la febbre, ho chiamato il medico, ti mando il protocollo appena arriva». Da evitare il silenzio fino al certificato, perché un ritardo nell'avviso è un problema che nessun certificato cancella.

Quanto ricevi: carenza, 50% e 66,66%

L'indennità INPS parte dal quarto giorno. I primi tre, la cosiddetta carenza, sono a carico del datore di lavoro se il contratto lo prevede, e quanto ti spetta in quei giorni lo decide il CCNL, non la legge. Dal quarto giorno l'INPS riconosce in linea generale il 50% della retribuzione media giornaliera fino al ventesimo e il 66,66% dal ventunesimo al centottantesimo. Di norma è l'azienda ad anticipare la somma in busta paga e a recuperarla poi dall'INPS.

Giorni di malattiaChi pagaQuanto
1-3 (carenza)Datore di lavoro, se il contratto lo prevedeSecondo il CCNL
4-20INPS, di norma anticipato dall'azienda50% della retribuzione media giornaliera
21-180INPS, di norma anticipato dall'azienda66,66% della retribuzione media giornaliera

Il quadro cambia con il tipo di contratto. Il tetto di 180 giorni nell'anno solare vale per chi è assunto a tempo indeterminato come operaio dell'industria o come operaio e impiegato del terziario e dei servizi. Con un contratto a termine i giorni indennizzabili sono pari ai giorni lavorati nei dodici mesi precedenti, tra un minimo di 30 e un massimo di 180, e il diritto finisce con il rapporto di lavoro, anche se il contratto sarebbe scaduto più avanti. Gli impiegati dell'industria, i quadri e i dirigenti non rientrano nell'indennità INPS: per loro conta quello che scrive il CCNL. Conviene leggere nel tuo contratto la voce sull'integrazione a carico dell'azienda, perché molti CCNL portano la copertura ben sopra il 50% dell'INPS, in certi casi fino al 100% per i primi mesi. Se lavori con la partita IVA, infine, l'indennità dei dipendenti non è per te: chi è iscritto alla Gestione Separata ha una tutela a parte, più leggera, che non vale per malattie sotto i quattro giorni, e i dettagli te li dà il commercialista.

Reperibilità e visita fiscale: quattro ore al giorno, domenica compresa

Per tutti i giorni riportati nel certificato, sabato, domenica e festivi inclusi, devi essere all'indirizzo di reperibilità dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19. Il controllo può essere disposto dall'INPS di sua iniziativa o su richiesta del datore di lavoro. Se il medico non ti trova e non hai un motivo valido, le conseguenze sono progressive: alla prima assenza ingiustificata perdi l'indennità per un massimo di dieci giorni di calendario dall'inizio dell'evento, alla seconda ti viene tagliata del 50% per il resto della malattia, dalla terza la perdi del tutto. Il giustificato motivo esiste, ma i giudici lo leggono in modo restrittivo: la Cassazione, sentenza n. 22065 del 2004 citata da EC News, ha ammesso per esempio un accertamento specialistico concomitante, a patto che tu dimostri di non averlo potuto fare fuori dalle fasce. Tutto il resto, dalla commissione urgente al «faccio in un attimo», è un rischio che ti prendi da solo.

Alcune persone sono esonerate. I dipendenti privati con patologie gravi che richiedono terapie salvavita, o con stati patologici legati a un'invalidità riconosciuta pari o superiore al 67%, non devono rispettare le fasce, ma l'esonero non scatta da solo: lo segnala il medico curante nel certificato telematico, secondo la circolare INPS n. 95 del 7 giugno 2016, e l'Istituto può sempre verificare. Se per qualche giorno ti fai ospitare da un familiare, aggiorna l'indirizzo in due posti, all'azienda e all'INPS con il servizio «Sportello al cittadino per le visite mediche di controllo»; secondo EC News il nuovo indirizzo vale dal giorno successivo alla comunicazione online. Da evitare il ragionamento «tanto a me non vengono»: le quattro ore valgono anche quando ti senti già meglio.

Il comporto: quanti giorni di malattia puoi fare prima del licenziamento

Il periodo di comporto è il tempo durante il quale l'azienda non può licenziarti per le assenze dovute a malattia. Lo prevede l'articolo 2110 del codice civile, ma i numeri li scrive il CCNL, e cambiano molto da un settore all'altro. Nel contratto del terziario la clausola parla di 180 giorni in un anno solare, e con la sentenza n. 5288 del 20 febbraio 2023 la Cassazione ha stabilito che quel limite vale sia per una sola malattia lunga sia per la somma di più episodi, contando all'indietro dall'ultimo giorno di assenza nell'arco di 365 giorni. Secondo le sintesi di Randstad, nel CCNL dei metalmeccanici dell'industria il comporto breve è di 183 giorni di calendario fino a tre anni di anzianità, 274 fino a sei e 365 oltre. Il testo aggiornato del tuo contratto ha sempre l'ultima parola.

La parte che sorprende di più è la sommatoria. In molti contratti le assenze si sommano anche se separate da settimane di lavoro normale, e la finestra di osservazione è mobile: ogni giorno esce quello più vecchio e ne entra uno nuovo. Chi ha tre influenze brevi in un anno e un piccolo intervento programmato può arrivare al limite senza aver mai fatto una sola assenza lunga. E qui torna la novità di settembre: il giorno anticipato fa parte dell'evento e, come osserva EC News, può contare anche nel calcolo del comporto. Se sei già vicino alla soglia, guarda con attenzione quale data di inizio compare sul certificato.

Superato il limite il licenziamento non è automatico: è una facoltà dell'azienda, che deve comunicarla per iscritto, indicare il motivo e rispettare il preavviso del CCNL o pagarne l'indennità sostitutiva. Dà accesso alla NASpI, e per impugnarlo hai 60 giorni dalla ricezione della lettera, poi altri 180 per il ricorso in tribunale. Per fermare il conteggio esiste l'aspettativa non retribuita, che richiede l'accordo dell'azienda, mentre sulle ferie non conviene fare conti a occhio: la giurisprudenza prevalente fa prevalere la malattia sulle ferie, non il contrario. Tieni un file con date di inizio e fine di ogni assenza degli ultimi dodici mesi, perché un calcolo a memoria è facile da sbagliare.

Cosa fare questa settimana, prima di ammalarti

  1. Apri il tuo CCNL, cerca il capitolo sulla malattia e segna tre cose: entro quando e come avvisare, quanti giorni di comporto hai e di che tipo, quanto integra l'azienda rispetto all'INPS.
  2. Controlla che citofono e cassetta delle lettere riportino il tuo cognome, perché il medico di controllo si presenta all'indirizzo scritto sul certificato.
  3. Salva il numero della guardia medica della tua ASL, quella che ti serve nei fine settimana e nei festivi.
  4. Ricostruisci con i cedolini le assenze per malattia di quest'anno: date e durata, in un foglio solo.

Il lunedì con la febbre non è il momento giusto per scoprire dove sta scritto cosa devi fare. Mezz'ora oggi, con il contratto in mano, ti evita di farlo sotto le coperte.