Regime forfettario: le scadenze fiscali di agosto e settembre che i freelance non possono permettersi di sbagliare

Tra rate rateizzate, contributi INPS e verifica della soglia di fatturato, agosto nasconde scadenze fiscali che i freelance in regime forfettario rischiano di dimenticare durante le ferie.

Regime forfettario: le scadenze fiscali di agosto e settembre che i freelance non possono permettersi di sbagliare

Il commercialista chiude per ferie dal 12 al 25 agosto, la casella PEC segnala una scadenza fiscale che nessuno aveva scritto in agenda, e improvvisamente il mese più tranquillo dell'anno diventa quello in cui rischi una sanzione. Succede più spesso di quanto si pensi a chi lavora in regime forfettario: la sensazione di calma di agosto porta a rimandare tutto, e le scadenze fiscali di fine estate non aspettano che tu torni dalle vacanze per presentarsi.

Le scadenze che cadono davvero tra agosto e settembre

Il calendario fiscale dei forfettari ha due appuntamenti concentrati proprio in questa finestra, ed entrambi meritano attenzione. Il primo è la scadenza per il secondo acconto IRPEF (o della sostitutiva al 5% o al 15% per chi è in regime forfettario), fissata al 30 novembre per il pagamento standard, ma con una finestra di controllo che va aperta già a settembre: se il tuo commercialista deve ricalcolare l'acconto sul metodo previsionale — cosa che conviene fare quando il fatturato dell'anno sta andando peggio del precedente — i documenti vanno raccolti ora, non a ottobre inoltrato quando lo studio riapre travolto da richieste arretrate. Il secondo appuntamento riguarda chi ha rateizzato il saldo e il primo acconto di giugno: la rata di agosto, con la maggiorazione dello 0,40% per il differimento dal 30 giugno, cade il 20 agosto per chi ha scelto la rateazione mensile, ed è la data che più spesso passa inosservata perché arriva proprio nel cuore delle vacanze.

Chi lavora con la partita IVA in regime forfettario da meno di cinque anni deve anche ricordarsi della verifica dei requisiti per la permanenza nel regime: superare i 85.000 euro di fatturato durante l'anno in corso comporta l'uscita dal regime agevolato già dall'anno successivo, e in alcuni casi — se lo sforamento supera i 100.000 euro — l'uscita scatta immediatamente, con l'obbligo di applicare l'IVA sulle fatture emesse da quel momento in poi. Agosto, con i primi otto mesi dell'anno ormai chiusi, è il momento giusto per fare due conti reali sul fatturato accumulato, non a dicembre quando eventuali correzioni diventano quasi impossibili da gestire in tempo.

Perché conviene muoversi ora e non aspettare la riapertura degli studi

Molti commercialisti chiudono lo studio per due o tre settimane ad agosto, e chi si presenta il 26 agosto con una scadenza del 30 agosto si trova in coda insieme a decine di altri clienti che hanno fatto lo stesso identico ragionamento. La differenza tra chi paga puntuale e chi accumula ritardo — con sanzioni che partono dallo 0,1% giornaliero per i primi quattordici giorni e salgono al 15% oltre i novanta — sta quasi sempre nel non aver preparato i documenti prima della pausa estiva. Un messaggio inviato al commercialista il 5 agosto, con l'elenco delle fatture emesse e degli acconti versati fin lì, costa cinque minuti e permette allo studio di programmare il rientro sapendo già cosa serve, invece di ricostruire tutto da zero il primo giorno utile.

Il caso di chi ha aperto la partita IVA quest'anno

Chi ha aperto la partita IVA nel 2026 e si trova al primo anno di attività ha un problema diverso: nessun acconto da versare per l'anno in corso, ma la necessità di iniziare a mettere da parte le cifre giuste in vista del prossimo giugno, quando arriveranno saldo e primo acconto insieme. Un errore comune tra chi lavora per la prima volta come libero professionista è considerare l'intero fatturato come reddito disponibile, dimenticando che tra imposta sostitutiva e contributi INPS della gestione separata (o artigiani e commercianti, a seconda dell'attività) se ne va facilmente il 25-30% del fatturato lordo per chi supera i coefficienti di redditività più bassi. Accantonare quella percentuale mese per mese, magari su un conto separato, evita la sorpresa di giugno prossimo — molto più dolorosa se arriva dopo un'estate in cui si è speso senza pensarci.

I contributi INPS che non seguono il calendario fiscale

Parallelamente alle scadenze fiscali corre quello dei contributi previdenziali, che per gli iscritti alla gestione artigiani e commercianti prevede quattro rate trimestrali fisse — 16 maggio, 20 agosto, 16 novembre, 16 febbraio — indipendenti dal regime fiscale scelto. La rata del 20 agosto è probabilmente la più dimenticata dell'intero anno perché cade proprio nel weekend di Ferragosto, quando la gran parte dei lavoratori autonomi ha la testa altrove. Per chi è invece iscritto alla gestione separata, il versamento segue le stesse scadenze dell'IRPEF, quindi si somma — e va tenuto distinto nel calcolo — rispetto all'imposta sostitutiva del regime forfettario.

Vale la pena dirlo chiaramente: non tutti i forfettari devono davvero preoccuparsi di ogni singola scadenza qui elencata. Chi ha aperto da meno di un anno, chi è sotto la soglia dei contributi minimi fissi per la gestione artigiani, o chi semplicemente lavora con un fatturato talmente stabile da non richiedere ricalcoli previsionali, può limitarsi a verificare la sola rata INPS di agosto e rimandare il resto a settembre senza rischi concreti. La vera urgenza riguarda chi ha avuto un anno diverso dal precedente — fatturato in crescita oltre soglia, primo anno con partita IVA, o una rateazione in corso — perché sono proprio quelle situazioni a generare i calcoli che un commercialista in ferie non può improvvisare in un pomeriggio.

Come organizzare i documenti prima di scrivere al commercialista

Molti liberi professionisti perdono più tempo a cercare i documenti che a compilare l'F24 vero e proprio, e agosto è il momento in cui questa disorganizzazione si paga più cara perché lo studio ha meno margine per rincorrere carte mancanti. Prima di scrivere al commercialista conviene preparare tre cose: l'elenco delle fatture emesse da gennaio ad agosto con relativo imponibile, le eventuali fatture di acquisto per chi ha optato per costi documentati fuori dal coefficiente di redditività, e la ricevuta dell'ultimo versamento INPS effettuato, che spesso serve per verificare che non ci siano rate saltate durante l'anno. Un foglio di calcolo semplice, aggiornato mensilmente invece che ricostruito una volta all'anno, taglia drasticamente il tempo che lo studio impiega a preparare i calcoli — e in molti casi riduce anche l'onorario, perché la maggior parte dei commercialisti fattura a ore per la ricostruzione di documentazione disordinata.

Vale la pena anche controllare direttamente sul cassetto fiscale dell'Agenzia delle Entrate, accessibile con SPID, se risultano comunicazioni di irregolarità o solleciti relativi ad annualità precedenti: capita, soprattutto a chi ha cambiato commercialista di recente, che una comunicazione resti inevasa perché nessuno l'ha effettivamente vista. Una verifica di dieci minuti ad agosto, quando c'è tempo per reagire con calma, evita di scoprire a ottobre una sanzione che si poteva chiudere in bonario con un ravvedimento operoso dal costo molto più contenuto.

Cosa mettere in agenda questa settimana

Tre cose, non di più. Primo: verifica se hai una rata rateizzata in scadenza il 20 agosto e, se sì, controlla che l'addebito SEPA sia effettivamente configurato — capita che salti per un IBAN scaduto o una carta bloccata durante il periodo estivo. Secondo: se sei iscritto alla gestione artigiani o commercianti, segna la stessa data per il contributo INPS trimestrale, che viaggia su un canale diverso da quello fiscale e richiede un bollettino F24 separato. Terzo, e più importante per chi è a rischio sforamento della soglia degli 85.000 euro: fai una stima reale del fatturato dei primi otto mesi prima di settembre, quando ci sarà ancora tempo per pianificare l'eventuale passaggio al regime ordinario invece di scoprirlo a gennaio con la prima fattura che deve già includere l'IVA.