I primi 90 giorni in un lavoro nuovo: come farti rispettare senza strafare

Il giudizio su di te si forma nei primi tre mesi. Come ascoltare più di quanto parli, costruire fiducia e scegliere la vittoria giusta da cui partire.

I primi 90 giorni in un lavoro nuovo: come farti rispettare senza strafare
Una scrivania ordinata il primo giorno di lavoro in un ufficio nuovo
I primi novanta giorni servono a capire come funziona il posto, non a dimostrare subito quanto vali.

Il primo giorno in un'azienda nuova è quasi sempre una delusione organizzata: il badge non funziona, il computer arriva a metà mattina, e qualcuno ti accompagna a una scrivania spiegandoti che "il tuo responsabile è in riunione fino alle quattro". Hai lasciato un posto dove sapevi tutto per uno dove non sai dov'è la macchinetta del caffè. È normale sentirsi spaesati, ma quei primi tre mesi pesano molto più di quanto sembri: è in questa finestra che i colleghi si fanno un'idea di te, ed è un'idea difficile da cambiare dopo.

Chi cambia lavoro a settembre — e in Italia sono in tanti, dopo la pausa di agosto — si gioca buona parte della partita proprio adesso, mentre prepara l'ingresso. I primi novanta giorni non servono a dimostrare quanto sei bravo. Servono a capire come funziona davvero quel posto, chi conta, dove sono i problemi veri e dove invece si fa solo finta di lavorare. Chi parte a testa bassa producendo subito rischia di risolvere il problema sbagliato con grande energia.

Le prime due settimane: ascolta più di quanto parli

La tentazione, soprattutto se arrivi da un ruolo dove eri bravo, è dimostrare subito il tuo valore proponendo cambiamenti. Resisti. Nelle prime due settimane il tuo lavoro è soprattutto fare domande e prendere appunti. Chiedi a ogni collega con cui parli quali sono, secondo lui, le tre cose che funzionano e le tre che non vanno: scoprirai più cose in queste conversazioni che in qualsiasi documento ufficiale.

Fissa appena puoi un colloquio chiaro con il tuo responsabile su una domanda sola, ma decisiva: come verrà valutato il mio lavoro tra tre mesi? Ti stupirà quante persone arrivano al colloquio di fine periodo di prova senza aver mai chiesto in modo esplicito cosa ci si aspettasse da loro. In Italia il periodo di prova per un impiegato dura in genere fino a sei mesi a seconda del livello e del contratto, ma il giudizio vero si forma molto prima.

Costruisci rapporti, non solo risultati

Il lavoro lo trovi scritto nel mansionario. Quello che non è scritto da nessuna parte è chi devi conoscere per far succedere le cose. In ogni azienda esiste una mappa informale: la persona che sa sempre come sbloccare un acquisto, quella che conosce la storia di ogni progetto fallito, quella di cui tutti si fidano anche se non ha un titolo altisonante.

  • Pranza con colleghi diversi nelle prime settimane, non sempre con gli stessi due con cui ti trovi a tuo agio: è a tavola che si imparano le cose che in riunione nessuno dice.
  • Quando qualcuno ti aiuta, ringrazialo davvero e ricordatelo — la reciprocità è la moneta più forte in qualsiasi ufficio.
  • Impara i nomi in fretta, anche quelli delle persone che incroci solo in corridoio. Chiamare qualcuno per nome dopo una settimana vale più di mille belle parole.
  • Offriti per un compito noioso che nessuno vuole: è il modo più rapido per passare da "il nuovo" a "uno di noi".

Non confondere però la simpatia con la fiducia. La simpatia te la guadagni in una settimana con un sorriso; la fiducia richiede che tu faccia, per tre volte di fila, esattamente quello che hai promesso entro il giorno che avevi detto.

Una vittoria piccola vale più di un grande piano

Verso la fine del primo mese, trova una cosa piccola e concreta da sistemare: un foglio di calcolo confuso che usano tutti, una procedura che fa perdere mezz'ora a chiunque, un documento che nessuno aggiorna da un anno. Risolverla bene conta più di una bella presentazione su come rivoluzioneresti l'intero reparto. Le grandi idee dal nuovo arrivato mettono le persone sulla difensiva; un problemino risolto in silenzio le mette dalla tua parte.

Quando qualcosa non torna

A volte, dopo qualche settimana, ti accorgi che il lavoro non è quello che ti avevano raccontato al colloquio. Il ruolo è più stretto, il capo è diverso da come sembrava, la cultura aziendale ti sta stretta. È un momento delicato e non c'è una risposta valida per tutti: a volte è solo lo spaesamento dei primi giorni che passa, a volte è un segnale vero. Datti un orizzonte — diciamo i primi due mesi pieni — prima di trarre conclusioni, perché quasi tutti, in qualsiasi lavoro nuovo, attraversano una fase in cui pensano di aver sbagliato tutto.

Se invece il problema resta anche dopo che la confusione iniziale è svanita, parlane chiaramente con il tuo responsabile prima di pensare ad altro. Molti malintesi sui ruoli si risolvono con una conversazione onesta che nessuno ha avuto il coraggio di iniziare.

I primi novanta giorni non si vincono producendo di più degli altri, ma capendo prima degli altri come funziona davvero quel posto.

Alla fine del periodo di prova, l'azienda ha valutato te. Ma anche tu hai valutato l'azienda, e questa seconda valutazione conta esattamente quanto la prima. Tieni appunti onesti su com'è andata davvero: ti serviranno la prossima volta che ti troverai, a settembre, a fissare di nuovo l'ennesima scrivania nuova senza sapere dov'è il caffè.